Uomo del mio tempo

 Resistenza

 

Sei ancora quello della pietra e della fionda;

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

- t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

“Andiamo ai campi!”. E quell’eco fredda, tenace

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

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Articolo pubblicato in 25 aprile, feste ed etichettato , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui i commenti a questo articolo con il suo Feed RSS. Invia un commento oppure lascia un Trackback.

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