Informazione online a pagamento? Dibattito infinito, tante parole, nessuna soluzione

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E adesso gli editori stanno scoprendo che le news on line non funzionano. O meglio, non danno ricavi. Almeno non tanti e tali da poter sostenere le spese dei siti. Adesso gli editori si stanno chiedendo – anche a fronte di una crisi che sta facendo sprofondare nel “rosso” molti gruppi – come riuscire a sostiruire il calante business dell’edicola con un modello multimediale vincente.
Risposte? Poche, per ora, in Italia.
Nel mondo, fa da modello l’ipotesi messa in campo dal presidente di News Corporation Rupert Murdoch il quale prevede un futuro a pagamento per i giornali online, sulla scia di quanto fa già oggi per il Wall Street Journal. Il tycoon australiano lo ha annunciato a un gruppo di analisti: il quadro dell’industria dei media è piuttosto ottimistico, visto che la pubblicità riprende a crescere. Ma la volontà di offrire news on line a pagamento è un’ipotesi clamorosa: sarebbe il primo passo verso una “rivoluzione culturale”, che potrebbe avere conseguenze incalcolabili sul futuro dell’informazione, scritta e digitale. I giorni dell’informazione web, aper­ta e gratiuita, potrebbero essere contati?
Gli esperti hanno finora ritenuto che questa formula possa avere successo, raccogliendo un gran numero di abbonamenti, soltanto in un quotidiano finanziario come il Wall Street Journal, che si rivolge a un pubbico specialistico, selezionato e particolarmente interessato a ottenere subito, in qualsiasi parte del mondo si trovi, notizie che possono servire a fare investimenti, acquisti o vendite. Ma una squadra di dirigenti della News Corporation, la società che controlla tutti i media di Murdoch, sembra giunta, secondo le indiscrezioni, alla conclusione che questo modello, ossia il giornale online a pagamento, sia destinato a diventare la formula accettata e dominante anche per i giornali di informazione generalizzata, come il Times o il Sun.
La questione del “far pagare” quello che molti lettori si sono abituati a ricevere gratis è ampiamente dibattuta nel mondo dei giornali. Ognuno risponde a suo modo, e talvolta in modo contraddittorio, come il New York Times, che dapprima ha fatto pagare l’abbonamento al giornale online, poi lo ha dato gratis e ora sembra intenzionato di nuovo a farlo pagare.
Torniamo alla domanda: e in Italia?
Gli editori nicchiano (studiano, ristrutturano, sperimentano). L’idea di far diventare tutto a pagamento “rischia di diventare una formula magica esattamente come ieri lo era il ‘tutto gratis’”. L’ipotesi di far pagare i giornali on line “sotto molti aspetti è giusta, ma diventa sbagliata quando viene ripetuta come un mantra, ossessivamente”, butta Carlo De Benedetti, in una lettera al Sole 24 ore. E spiega che si potrà arrivare a un reale successo sul piano economico “solo ripercorrendo l’esperienza che ha visto altri contenuti digitali passare dalla gratuità al pagamento”. Per i giornali, sottolinea De Benedetti, “esiste certamente uno spazio per conquistare utenti web disposti a pagare i contenuti giornalistici”. Su internet è tuttavia “difficile immaginare che un utente possa pagare in modo significativo contenuti generalisti reperibili in altro modo gratuitamente. Bisogna riuscire, secondo l’editore, a “trasferire alla parte premium dell’enorme quantità di contenuti in rete le stesse modalità di vendita-acquisto che ci sono ormai familiari se usiamo l’appstore dell’iphone: per acquistare un brano musicale o un’applicazione basta cliccare su acquista. La somma dei micropagamenti effettuati nel corso del mese viene evidenziata come cifra unica sul resoconto della Visa o della Master card”.
A De Benedetti replica Massimo D’Alema: “Dato che i giornalisti andranno sempre pagati forse bisognerà pagare i giornali on line”. “I giornali on line” sottolinea “sicuramente sono il futuro, soprattutto se dobbiamo pensare che il cartaceo tenderà a scomparire”.
Anche per Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato ed ex ministro delle Comunicazioni, in futuro i contenuti Internet saranno a pagamento, ma sarà comunque il mercato a stabilire il come e il quanto, “visto che poi ci sarà una concorrenza per quanto riguarda i prodotti e le offerte. L’era del tutto gratis in parte si è già chiusa, ma in ogni caso ritengo che una grande offerta free ci sarà sempre”.
“Fino a ora l’utente del web è stato abituato ad informarsi gratis: non si può cambiare di punto in bianco senza offrire qualcosa di diverso, di nuovo e di speciale”, fa notare Pietro Scott Jovane, ad di Microsoft Italia. “Quando, invece, gli editori porteranno nel web contenuti specializzati ed una sempre maggiore integrazione con servizi di utilità, solo allora sarà possibile ipotizzare la fruizione a pagamento dei media online”.
La via d’uscita è secondo il direttore di Quotidiano.net, l’edizione online dei giornali del gruppo Poligrafici (Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), Xavier Jacobelli l’integrazione multimediale: noi ad esempio proponiamo dei servizi a pagamento su internet come la possibilità “di leggere sul web tutto il quotidiano”. Ma per il resto “la nostra informazione è gratuita e sono convinto” ha proseguito Jacobelli “che dietro la crescita esponenziale di utenti e pagine viste del nostro sito c’è anche la gratuità dell’accesso”.
Il dibattito e le sperimentazioni continuano…

fonte:
Informazione online a pagamento? Dibattito infinito, tante parole, nessuna soluzione

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