| « Qui, in terra, l’occhio dell’anima è l’amore, il solo valido a superare ogni velo. Dove l’intelletto s’arresta, procede l’amore che con il suo calore porta all’unione con Dio » | |
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(Antonio di Padova, Sermones)
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Sant’Antonio di Padova è stato un francescano portoghese, canonizzato dalla Chiesa cattolica e proclamato Dottore della Chiesa. La sua festa cade il 13 giugno, giorno della sua morte e della sua nascita in cielo. Il suo nome viene affiancato alla città di Padova perché qui ha avuto luogo la sua attività più significativa. Soltanto in Portogallo egli è chiamato comunemente Santo António de Lisboa, ovvero “Sant’Antonio da Lisbona”, sua città natale. Sant’Antonio ha il patronato degli affamati, degli oggetti smarriti e dei poveri. L’etimologia ci insegna che Antonio vuol dire “nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari”.
L’iconografia di sant’Antonio comprende un complesso di simboli che esprimono sia una caratteristica della sua personalità (funzione di memoria), sia i doni e le qualità che gli ha attribuito la devozione popolare (funzione simbolica). L’immagine più diffusa rappresenta Antonio nelle sembianze di un giovane religioso, con Gesù Bambino fra le braccia e un giglio in mano. La giovinezza si collega con il personaggio ideale, puro, buono, che accoglie tutti. Il saio francescano (bruno o nero) ricorda la sua appartenenza all’ordine francescano, ma con caratteristiche particolari. Alcuni pensano – erroneamente – che abbia fondato un suo ordine e lo collegano con difficoltà a san Francesco. Il Gesù Bambino esprime il suo attaccamento all’umanità del Cristo e la sua intimità con Dio. Il giglio rappresenta la sua purezza e la lotta contro il demonio, fin dall’infanzia. La fiamma indica il suo amore per Dio e per il prossimo. Il pane ricorda la sua carità verso i poveri. Infine, l’immagine più vicina alla realtà è rappresentata dal libro, simbolo della sua scienza, della sua dottrina, della suan predicazione e del suo insegnamento sempre ispirato alla Bibbia, libro per eccellenza.
Il Gigliodi Sant’Antonio, con le corolle bianche intensamente profumate, fa parte della varietà di Lilium Candidum, originario dell’Asia Occidentale e dei Balcani. Cresce a fine primavera e fiorisce in estate.
Che cosa sono i Sermones? Si tratta di 53 sermoni dominicales, scritti a Padova, nel corso del triennio del suo servizio come ministro provinciale del Nord Italia (1227-1230). A questi si devono aggiungere altri 4 per le feste mariane, inseriti dopo il sermone per la XII domenica dopo Pentecoste. Ai Sermones festivi, invece, pose mano verso la fine della vita (fine 1230 e gennaio del 1231), per ordine del cardinale di Ostia Rainaldo di Jenne (poi papa Alessandro IV), giungendo però soltanto alla festa di san Paolo (allora il 30 giugno), per un totale di 20 sermoni. L’insegnamento di Antonio non ha niente in comune con il genere dei sermoni predicati al popolo, secondo uno stile vivo e pastorale che viene spontaneo immaginare alle origini del francescanesimo. Il ciclo dei Sermones prolunga i corsi che il santo tenne ai frati minori per formarli a un modo di predicazione sostanzioso. Il sermone di sant’Antonio è un sermone dotto, scritto in latino medievale, ripieno di grande erudizione. Il Santo intende esporre tutta la Scrittura per ricavare da essa ogni sacro insegnamento. Il Sermone è composto di un prologo, della molteplice divisione del tema nei suoi vari aspetti, e dello svolgimento degli stessi secondo i diversi modi di interpretare le citazioni della sacra Scrittura. E’ un sermone scolastico: è indirizzato all’utilità sia degli insegnanti che degli uditori. Il prologo dei Sermones ha lo scopo di insegnare il metodo della predicazione. Le argomentazioni nell’esposizione del tema sono fatte con citazioni prese da molte fonti: la Scrittura, i Padri, le scienze naturali. Si tratta di sermone scritto, non semplicemente parlato. Quindi non una semplice predica, ma un trattato di materie sacre, esposte in forma omiletica. Il sermone, considerato sotto questo aspetto, è un “genere letterario”, in uso al tempo del Santo. Lo stile, il modo di esprimersi di Antonio è pratico, non speculativo. Si compone di immagini, di figure, come sono proposte dalla sacra Scrittura e dall’esperienza. I Sermones sono ravvivati da frequenti esempi, aneddoti e racconti di vario genere. Servono per ricordare i vari usi e costumi, o riportare fatti accaduti in antico. Le preghiere si trovano principalmente alla fine dei Sermones, o delle varie parti in cui essi sono divisi. Esprimono richieste al Signore, oppure sono delle dossologie, cioè preghiere conclusive di lode a Dio, a Cristo o alla Santissima Trinità. Abbastanza spesso il Santo si rivolge direttamente ai lettori, o meglio agli ascoltatori, trattandosi di testi offerti ai predicatori.
BUON ONOMASTICO A TUTTI COLORO CHE SI CHIAMANO ANTONIO, ANTONIA, ANTONELLO, ANTONELLA, ANTONIETTA, ANTHONY…
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