Consapevolezza e Autostima ….

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L’autostima è prima di tutto una esperienza, un modo particolare di vivere se stessi. Essa comprende componenti emotive, valutative e cognitive oltre ad una certa disposizione all’azione: andare incontro alla vita invece di sottrarvisi, andare incontro alla consapevolezza invece di eluderla, trattare i fatti con rispetto invece di negarli, agire responsabilmente.

Possiamo dire che l’autostima è la disposizione a sentirsi capaci di affrontare le sfide basilari della vita e meritevoli di felicità.

E’ fiducia nell’efficacia della nostra mente, nella nostra capacità di pensare.

E’ fiducia anche nella nostra capacità di apprendere, di effettuare scelte e prendere decisioni appropriate, di reagire con efficacia al cambiamento.

E’ anche sentire che il successo, la riuscita, la soddisfazione finale, insomma la felicità sono giuste e naturali per noi.

Tuttavia l’autostima non è euforia o esuberanza, non è neppure illusione o allucinazione . Se non è fondata nella realtà, se non viene costruita nel tempo non è autostima.

La radice del nostro bisogno di autostima è il bisogno che ognuno ha di imparare a fidarsi di se stesso, basato questo sul fatto che la nostra coscienza è volitiva; siamo noi a controllare l’interruttore che rende più o meno vivida la consapevolezza.

La questione è che la coscienza può operare a diversi livelli di chiarezza e intensità, e, in una data situazione, il problema non è se sono consapevole o meno, ma se metto nella situazione il livello di consapevolezza che mi occorre per essere efficace.

In altri termini : sono capace di prendermi la responsabilità di generare un livello di consapevolezza adeguato al contesto in cui mi trovo?

Se riflettiamo un attimo il problema di vivere consapevolmente non sorgerebbe neppure se non avessimo il potere, entro certi limiti, di regolare le attività della nostra mente, cioè se la consapevolezza non fosse un atto di volontà.

Non siamo automaticamente razionali, cioè centrati sulla realtà. Questo significa che dipende unicamente da una nostra scelta imparare ad usare la mente in modo da renderci adeguati alla vita.

Tutte le altre componenti dell’autostima: accettazione di sé, senso di responsabilità , valutazione positiva di sé, darsi un obiettivo, poggiano sulla base della consapevolezza e non sono possibili senza di essa.

Vivere con consapevolezza significa agire in accordo con quello che vediamo e sentiamo. Se viviamo con scarsa consapevolezza è il senso del nostro valore a soffrirne, indipendentemente dall’approvazione che possiamo ricevere dall’esterno.

Una persona che con le proprie azioni tradisce regolarmente l’evidenza, la coscienza e le sue stesse convinzioni, cioè che agisce senza autenticità, non può avere rispetto per se stessa.

Da ciò ne consegue che l’autostima non è un dono di natura, è necessario coltivarla.

Non la si può acquisire lanciandosi solamente un bacio allo specchio e dicendosi:”Buon giorno Perfezione!!”.

Non la si ottiene attraverso le lodi, né attraverso le acquisizioni materiali. Non serve farsi instillare da un ipnotista l’idea di essere una persona meravigliosa.

Le persone possono essere ispirate, stimolate o istruite a vivere più consapevolmente, a praticare una maggiore accettazione di sé, ad agire con maggior senso di responsabilità, ad affermare meglio se stesse, a darsi obiettivi più chiari, ma il compito di generare e sostenere queste pratiche ricade solo su ciascuno di noi.

Pensare in maniera autonoma è basilare per avere una buona stima di sé. Per ottenere questo è indispensabile essere disposti a riconoscere e ad accettare i propri sentimenti, desideri, limiti.

“Abbiamo tutti bisogno di sentire, esprimerci, utilizzare appieno le nostre capacità di essere creativi. Se ci si arresta nella passività facendo il minimo necessario per sopravvivere, senza mai cercare l’opportunità per crescere e migliorare, per confrontarsi, non solo ne soffre la nostra autostima ma l’intera vita può apparire priva di significato”.

(E.Giusti “l’Autostima” )

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